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giovedì 6 gennaio 2011

Rosh Chodesh


I giorni di Rosh Chodesh sono giorni particolari, con norme particolari.
Rosh Chodesh significa letteralmente “Capo Mese” cioè inizio del Mese.
Ogni mese può avere 1 o 2 giorni di Rosh Chodesh; nel caso ne abbia 2 il primo è il 30° giorno del mese precedente e il secondo è il 1° del mese nuovo.
Annuncio di Rosh Chodesh
Lo Shabbat precedente, poco prima della Teffillàh di Mussaf si annuncia al Bet HaKenesset che nella settimana ventura cadrà Rosh Chodesh , e questo annuncio è accompagnato da תפילות teffillot ~ preghiere particolari di buon augurio per il mese a venire.
In alcune comunità si usa annunciare anche il מולד Molad che letteralmente significa “Nascita”, che consiste nell’ora esatta in cui la luna si comincia a vedere – cioè il momento della sua nascita. L’importanza di quest’annuncio è doppia: sia per un motivo Qabbalistico, secondo cui sapere quest’ora è importante per evitare di contrarre determinate forme d’impurità, sia per sapere quando è possibile recitare la ברכת הלבנה birkat HaLevanàh, cioè la benedizione che si recita mensilmente ad una determinata distanza temporale dal molad, sul rinnovo della luna.
La Vigilia di Rosh Chodesh
La vigilia di Rosh Chodesh c’è chi usa digiunare (Mishnàh Beruràh 417:4) perchè è un giorno di espiazione, poichè il giorno di Rosh Chodesh stesso è un giorno di giudizio su tutto il mese passato. Pertanto è opportuno approfittare dell’occasione per fare teshuvàh su tutto il mese precedente. Chi vuole cominciare a digiunare è opportuno che dica “Belì Neder”, affinchè non sia considerata la sua accettazione dell’uso come una promessa che è obbligato a mantenere tutta la vita.
Poichè nel giorno di Rosh Chodesh non si recitano i tachanunim תחנונים cioè le parti di teffillàh in cui si confessano i propri peccati, anche la vigilia a Minchàh non si recitano.
Il Giorno di Rosh Chodesh – Teffillàh
Il giorno di Rosh Chodesh al posto dei tachanunim si usa recitare l’Hallel non completo. A seconda degli usi si recita o meno la berakhàh precedente. L’uso Sefaradita più comune è di non recitarla, mentre l’uso ashkenazita più comune è quello di recitarla. In ogni caso la questione varia da comunità a comunità. Chi non conosce il proprio uso è meglio, nel dubbio, che reciti l’Hallel senza berakhàh.
Dopo l’Hallel si estrae il Sefer Toràh e 4 persone “salgono a Sefer”. La עליה ‘Aliàh ~ salita più importante è la quarta, dell’ultimo giorno di Rosh Chodesh (quindi nel caso siano 2 giorni il 2° giorno). Chiaramente è meglio non avere la ‘aliàh piuttosto che scatenare una discussione anche minima su chi debba salire per la 4a chiamata, perchè per ogni discussione si contravviene come minimo al divieto della Toràh di non alimentare discussioni come ha fatto Qorach.
Dopo la lettura del Sefer Toràh si torna a recitare la fine della Teffillàh da Ashrè in poi, e passare poi a recitare Mussaf, per poi concludere la Teffillàh.
Vi ricordiamo inoltre che sia ad ‘arvit, Shacharit e Minchàh è necessario recitare Ya’alèh VeYavò nella ‘amidàh. Nel caso ce se lo sia dimenticato, ad ‘arvit non si torna indietro, ma a Shacharit e Minchàh abbiamo un distinguo:
Non ha concluso la berakhàh. cioè non ha recitato il Nome di HaShem – torna indietro al punto.
Ha concluso la Berakhàh, ma non ha ancora iniziato la Berakhàh di Modim – recita Ya’alèh VeYavò sul posto. (Orach Chajim 422:1 e Mishnàh Beruràh 422:5).
Ha cominciato Modim, ma non ha ancora terminato la ‘Amidàh – torna a Retzèh e da lì di seguito recita tutto.
Ha terminato la ‘amidàh – deve recitare la ‘amidàh dall’inizio. Si considera termine dell”Amidàh da quando comincia a fare i passi indietro dopo la berakhàh di Sim Shalom.
Anche chi prega da solo può recitare tutto: Shacharit, Hallel incompleto e Mussaf (perdendo però Qaddish, Qedushàh. Chazaràh e Barekhù), ricordandosi di recitare Ya’alèh VeYavò.
Il Giorno di Rosh Chodesh – Mangiare!
E’ inoltre vietato digiunare il giorno di Rosh Chodesh (Orach Chajim 418:1) e sarebbe bene fare un pasto più sontuoso in onore di Rosh Chodesh (Orach Chajim 419:1) e così da poter recitare Ya’alèh Veyavò anche nella birkat HaMazon (nel caso il pasto sia a base di pane o equivalenti). Nel caso della Birkat HaMazon chi dimentica Ya’alèh VeYavò non torna indietro, a meno che non abbia ancora incominciato la quarta berakhàh chiamata HaTov VeHaMetiv (cioè quella dopo “Bonè Yerushalaym”). In tal caso recita le parole ברוך שנתן ראש חודש לעמו ישראל לזכרון Barukh Shenatan Rosh Chodesh Le’Ammò Israel. Mentre i sefaraditi usano recitarlo senza il Nome del Signore come scrive Maran nello Shulchan ‘Arukh (Orach Chajim 424:1) tra gli ashkenaziti troviamo chi aggiunge il Nome del Signore (cioè Barukh Attàh “HaShem” SheNatan etc) [Mishnàh Beruràh 424:2].
Il Giorno di Rosh Chodesh – “Vacanza per le donne!” e altri usi
L’uso di Rosh Chodesh è che le donne non effettuino melakhot come cucire, lavare panni e simili. Cucinare chiaramente è escluso dal divieto. (Shulchan ‘Aruch Orach Chajim 417:1) [Il resto dei divieti di melakhot, cioè attività specifiche non è dipendente da ciò che viene definito come melakhàh di Shabbat, ma dall'uso comune; oggi con la lavatrice ci sono opinioni facilitanti relativamente a Rosh Chodesh]. [Belì Neder וב"ש, speriamo di poter portare alla luce un articolo un po' più dettagliato sull'argomento; l'uso è anche romano, come sembra dal Shibbolè HaLeqet (Siman 169).]
C’è chi usa inoltre non tagliarsi le unghie a Rosh Chodesh, seguendo l’uso della Zavaaàh di Rabbenu Yehudàh HaChassid ז”ל, grande chakham francese dell’epoca dei Tossafot (circa 800 anni fa), ma ciò dipende dagli usi.

mercoledì 7 ottobre 2009

22.16 שמיני עצרת Sheminì 'Azzeret

Il tempo della gioia della festa di Sukkot dura sette giorni, e in Golàh (fuori da Eretz Israel) otto.
Poichè la gioia del popolo d'Israel è cara ad HQB"H, ha aggiunto un altro giorno, ed ha ordinato nella Toràh "ביום השמיני עצרת תהי' לכם" "Beyom Ha-Sheminì 'Azzeret Thyè Lachem" "L'ottavo giorno sia di trattenimento per voi" (Bemidbar 29, 35) come per dire che quando arriva l'ottavo giorno di festa di Sukkot vi tratterrete dinnanzi a me con la vostra gioia ancora un giorno: perciò questo giorno è chiamato Sheminì 'Azzeret - ottavo giorno di trattenimento.
Sheminì 'Azzeret dopo la festa di Sukkot assomiglia alla festa di Shavu'ot dopo la festa di Pessach, come la festa di Shavu'ot è una festa in cui si festeggia la Toràh, poichè in essa è stata data la Toràh, così anche Sheminì 'Azzeret si concludono i cinque libri della Toràh (dalla lettura annuale).
Nella Golàh (diaspora), ove si usa aggiungere un giorno di festa a causa del dubbio di quando cada la festa stessa, si mangia in Sukkàh anche a Sheminì 'Azzeret, poichè è dubbio se sia il settimo giorno di Sukkot o un giorno a sè, ma sempre a causa del dubbio non si benedice "Leshev BaSukkàh".
Poichè Sheminì 'Azzeret è considerato una festa a sè, si dice la berakhàh di "Sheechejianu" nell'accensione dei lumi e nel Qiddush e si recita anche l'Hallel completo.

venerdì 2 ottobre 2009

ארבעת המינים Arba’at HaMinim - 4. Hallel & Hoshannot

A Sukkot l’Hallel si legge sempre completo, quindi si recita la berakhàh אשר קידשנו במצותיו וציונו לגמור את ההלל “asher qiddeshanu bemizwotav vezivvanu ligmor et hahallel”.
Durante questo, tutti sanno che si effettua il ninu’à del lulav, ma spesso c’è confusione sui punti in cui effettuarlo e come procedere; ci sono vari usi sulla questione, qui presentiamo quello più comune nel mondo sefaradita in base all'opinione dell'AriZal

Alla lettura del versetto “Hodu laHashem ki Tov ki le’olam chasdò”, sia la prima volta che l’ultima volta che compare (solo nella prima ripetizione) in questo modo: [Mi scuso per la visualizzazione grafica, ma non sono riuscito ad eliminare le righe di troppo]












Hodu

LaHashem

Ki

Tov

Ki

Le’olam

Chasdò

Sud

(Pausa)

Nord

Ovest

Su

Giù

Est


Alla lettura del versetto (a metà) “Anà Hashem Hoshia nà”, entrambe le volte in questo modo:



















A--nàHashemHo--shi--a
SudNord(Pausa)OvestSuGiùEst

Dopo la lettura dell’Hallel si estrae un sefer Toràh (a Yom Tov 2), lo si pone sulla tevàh e si effettuano le hoshannot, effettuando ogni giorno un solo giro con il lulav intorno alla Tevàh. [TH2 17:11]. Chi non ha il lulav non effettui il giro[2]. Relativamente allo shabbath di sukkot c’è chi sostiene che poichè non può effettuare la nettillat lulav non si recitino per nulla le hoshannot [TH2 17:12 e O.C. 660:3] perchè c’è il rischio che i bambini le sentano e vadano a prendere i lulavim [Kaf Ha-Chajim Sofer 660:23 a nome del Tur]; ma c’è chi usa recitarle, e ognuno segua il suo uso[3].
In ogni caso, quando si recitano le hoshannot con il lulav si stia attenti a tenere gli arba’athaminim, esattamente come durante il resto della teffillàh nelle mani corrette (vedi sopra: destra per il lulav, sinistra per l’etrog), e non si tenga tutti con una sola tenendo il siddur con l’altra, poichè non è un atteggiamento corretto. [BIC 14]
Nel caso una persona non possa venire al bet ha-Kenesset a causa di un אונס ones ~ n.l. causa di forza maggiore, è consigliato dal BIC [15] anche se non è sostitutivo, di prendere un Tanach e porlo su una sedia a casa, ed effettuare un giro intorno ad essa, recitando le hoshannot, per non perdere completamente questa mizwàh.


Chag Sameach a Voi e alle Vostre famiglie

[2] Nonostante Maran in O.C. 660:2 dica che l’uso sia quello che girino anche quelli che non ce l’abbiano, contraria è l’opinione del Ramà, ma soprattutto quella degli acharonim posseqim secondo la Qabbalàh come il Birkè Yossef (1) scritto da Maran HaChidàh, i rabbanim della famiglia Falagi e altri, citati tutti nel Caf Hachajim Sofer 660:13 che conclude con questa opinione.
[3] Dalle parole del BIC nella parashàh di Vezot Haberakhàh in particolare nell’introduzione si deduce che sostiene che anche di Shabbath Qodesh si recitano e si effettua il giro; e questa è anche l’opinione di Rabbenu HaArì HaQadosh Z”L come riportato nel Kaf Hachajim Sofer 660:23. Anche lui conclude che ognuno segua il suo minhag.

mercoledì 30 settembre 2009

ארבעת המינים Arba’at HaMinim - 2. La Berakhàh

E’ una halakhàh ampiamente conosciuta che subito dopo la berakhàh per una mizwàh si passi all’azione (Pessachim 7b) senza interruzione nè a gesti nè tantomeno a parole.
Nel caso in cui avesse dimenticato di recitare la berakhàh prima della netillat lulav, c’è chi sostiene [TH2 17:1] possa benedire anche dopo l’Halllel, fino a prima di aver terminato le hoshanot, visto che la mizwàh non si è ancora conclusa. Una volta concluse le hoshannot per quel giorno non può recitare la berakhàh.

[TH2 17:2] La berakhàh si conclude con אשר קידשנו במצותיו וציונו על נטילת לולב “...asher Qiddeshanu bemizwotav, vezivvanu ‘al netillat lulav”. Il primo giorno in cui è possibile compiere la mizwàh del lulav si reciti anche la berakhàh di “Sheechejianu” come stampato nei machazorim, subito dopo la berakhàh del lulav.
Nei casi in cui il primo giorno di sukkot cada a Shabbath Qodesh (come quest’anno 5770), queste due berakhot passano al secondo giorno, poichè nel primo giorno non è possibile compiere la mizwàh del lulav. Nel caso in cui avesse dimenticato di recitare sheechejianu la prima volta possibile, lo reciti il primo giorno possibile; il termine massimo è il 7° giorno, Hoshanàh Rabbàh, ultimo giorno relativo alla mizwàh di lulav.

[TH2 17:3] La berakhàh e la netillat lulav relativa sono da compiersi in piedi; בדיעבד bedi’avad ~ a posteriori se l’avesse fatta seduto ne è uscito dall’obbligo. La stessa cosa vale per una persona anziana o malata che abbia difficoltà nello stare in piedi. [BIC 14] C’è invece chi sostiene che sia necessario anche per queste categorie recitarla in piedi.

[TH2 17:4] Nel caso avesse trovato un lulav solo in mezzo alla recitazione dell’Hallel, interrompa tra i capitoli dell’Hallel e benedica facendo il נינוע ninu’à ~ n.l. scuotimento del lulav successivo; prosegua quindi con la recitazione dell’Hallel.

Chag Sameach a Voi e alle Vostre famiglie