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martedì 22 dicembre 2009

Digiuno del 10 di Tevet - Motivazioni del Digiuno

La motivazione principale per questo digiuno è che in tale giorno il Re Nevuchadnezzar (spesso tradotto come Nabuccodonosor) ha assediato le mura di Jerushalaim תובב"א (che sia presto ricostruita e ristabilita nei nostri giorni Amen), sfociando, dopo poco più di due anni, nella distruzione del primo Beth Ha-Miqdash תובב"א. Questa è la motivazione principale. Quello che non tutti sanno è che abbiamo anche altre motivazioni che si aggiungono per rendere il 10 di Tevet un giorno di digiuno nei secoli.

Fondamentalmente abbiamo una regola, riportata dalla Mishnàh Beruràh (MB 549:4) per la quale non si stabiliscono più digiuni troppo vicini tra loro per non far digiunare troppo spesso il pubblico. Questo secondo alcuni, vale anche per il digiuno del 10 di Tevet. Nello Shulchan Aruch (Orach Chajim 580:2) sono riportati alcuni giorni in cui sarebbe bene digiunare, anche se non c’è un digiuno pubblico fissato in essi. Tra questi troviamo l’8 e il 9 di Tevet.

Sul 9 di Tevet lo Shulchan Aruch dice che non è chiara esattamente la motivazione del digiuno, e la MB (13) riporta che secondo alcuni in tale giorno è venuto a mancare עזרא הסופר ‘Ezrà Hasofer ~ lo scriba ע"ה, grande capo d’Israel, che ha riportato parte del popolo in Eretz Israel dall’esilio babilonese, e che sotto la sua guida è stato ricostruito il Beth Ha-Miqdash, l’ultimo profeta del popolo d’Israel.

Il giorno su cui mi vorrei soffermare maggiormente è l’8 di Tevet; lo Shulchan Aruch riporta che la causa è la traduzione della Toràh Ha-Qedoshàh in greco, sotto il re Talmai (solitamente identificato con Tolomeo II), che ha provocato tra le altre cose 3 giorni di buio nel mondo, cosa tanto grave da essere paragonabile al vitello d’oro[1].
Il Rav “Me’am Lo’ez” la riporta[2]: il re Talmai, desideroso di approfondire i suoi studi anche su testi ebraici, ha inviato un ordine al Cohen Gadol di mandare dei saggi. Sono stati inviati per tale occasione 6 חכמים chakhamim ~ saggi per ogni tribù per un totale di 72. Al loro arrivo presso il re, dopo essere stati accolti in modo molto onorifico, sono stati messi ognuno in una stanza, e a quel punto è stato rivelato loro (singolarmente) che avrebbero dovuto tradurre la Toràh in greco. Dopo 72 giorni sono riusciti a completare l’opera. Per miracolo, ogni singola copia era identica alle altre, con tanto di “correzioni” identiche. Queste “correzioni” servivano per ovviare possibili scorrette interpretazioni della Toràh Ha-Qedoshàh. Per esempio anziché tradurre “In principio creò Elokim il Cielo e la Terra” hanno tradotto “Elokim creò in principio il Cielo e la Terra” per evitare che si pensasse che c’è una divinità chiamata בראשית “Bereshit” ~ in principio.
La ghemarà (Meghillàh 9b) prosegue dicendo che l’unica lingua nella quale è possibile tradurre la Toràh è il greco, in base alla deduzione da un versetto, secondo alcune spiegazioni poiché il greco, similmente all’ebraico, ha parole plurivalenti. A questo punto la domanda nasce spontanea: Perché mai dovrebbe essere quindi un problema tradurre la Toràh, se abbiamo un versetto che “supporta” la traduzione in greco e che i chachamim sono arrivati a creare traduzioni evitando possibili cattive interpretazioni?
Inoltre, come può essere tanto grave da essere paragonabile al vitello d’oro?
Proprio da qui possiamo comprendere. La ricezione della Toràh Ha-Qedoshàh è stata fatta mediante il נעשה ונשמע “Na’asèh venishmàh” il “faremo e ascolteremo” che presuppone che l’azione venga fatta nel momento debito, e che ci sia (deve esserci) un conseguente studio e approfondimento della questione, a seconda della portata del singolo; questa comprensione non deve però delimitare l’esecuzione della mizwàh in nessuna delle sue parti. L’incomprensione, se presente, dev’essere condizionata dalla nostra poca capacità nell’approfondire; solo a seguito dell’azione la motivazione potrà essere meglio comprensibile. Il vitello d’oro, in alcuni suoi aspetti, è la negazione di questo. E’ il “nishmàh vena’asèh” “ascolteremo e faremo” – se non comprendo come si deve (nonostante possa essere per la mia pigra incapacità di applicarmi o perché non mi siano stati impartiti gli strumenti necessari (non ho mai visto risolvere un’equazione differenziale da qualcuno che non sa eseguire una moltiplicazione)) non eseguo.
Questo può portare a conseguenze disastrose: gli ebrei stessi, vedendo che Moshè Rabbenu ע"ה non scese dal monte Sinai entro il tempo che si era calcolato, in modo erroneo, lo sostituirono con il vitello d’oro.
Qui, con la traduzione della Toràh Ha-Qedoshàh, si dà ampia possibilità a ciò.
Non essendo correlata da studio della Toràh sheba’al peh (orale), non permette di comprendere a fondo, portando a creare diverse “interpretazioni”, basate semplicemente su un ragionamento, errato di partenza perché mancante di basi, ma nel suo complesso apparentemente corretto. Tali interpretazioni possono portare alla negazione delle mizwot, o al limitamento di queste a situazioni particolari come “quando me la sento” o “solo quando arrivo a comprenderle”. Queste sono le motivazioni che hanno portato al digiuno del 10 di Tevet. Possiamo, forse, Be”H trovare un nesso tra le motivazioni: sono tutti inizi di degenerazione della comprensione della Toràh Ha-Qedoshàh in modo corretto, della profezia, del servizio nel Beth Ha-Miqdash. Allo stesso modo sono tutte cause che apparentemente non fanno presagire nulla di particolarmente grave, poiché in apparenza non sono questioni terribili. I chachamim ci dicono quindi che dobbiamo digiunare, per capire che ogni azione ha delle conseguenze, ogni singola questione che affrontiamo giornalmente porta dei frutti, buoni o cattivi che siano. E a questo che dobbiamo cercare di riflettere, in particolare in questi giorni di digiuno.
E’ risaputo infatti (MB 549:1) che il digiuno in sé non è il fine, ma un mezzo, per aumentare la Teshuvàh, il ritorno verso Hashem Itbarach.
[Sulle norme sui digiuni si vedano gli articoli relativi. E' possibile cercarli cliccando sull'etichetta digiuni qui sotto]

[1] Prima di continuare, vorrei fare notare a priori che questa non vuole chas veshalom essere una critica contro le traduzioni di testi di Toràh (che oramai purtroppo si rendono sempre più necessarie, a condizione che siano realizzate secondo la Toràh sheba’al peh ~ orale, ora considerabile come costituita dal Talmud, posekim, rishonim e acharonim – in sintesi definibili impropriamente come “fonti rabbiniche”). In ogni caso il discorso sarà più chiaro successivamente.
[2] In Bereshit A,33-35 è riportata in alcuni punti in modo più ampio rispetto a Meghillàh 9, basandosi su ulteriori fonti. Sarà comunque, per ragioni di spazio, parzialmente riassunta. Si consiglia vivamente l’approfondimento dell’argomento. Lo scopo che si vuole raggiungere è fornire alcuni fondamenti di conoscenza di questioni basilari.
Fonti principali: Orach Chajim = OC; Mishnàh Beruràh =MB; Torat Hamo’adim =TH (7 se volume su Digiuni); Ben Ish Chai = BIC.

giovedì 10 dicembre 2009

Chodesh Tevet 5770

Rosh Chodesh dura 2 giorni: nel 5770 cade il 30 Kislev (Gio 17 dic) e il 1 Tevet (Ven 18 dic).

Non si recitano Tachanunim e si recita l'Hallel completo (essendo ancora channukkàh), seguito da due Sifrè Toràh (uno per channukkàh e l'altro per Rosh Chodesh) e da Mussaf di Rosh Chodesh; oltre ad aggiungere il brano di "Ya'alè Veyavò" nella 'amidàh e nella birkat Ha-Mazon, essendo ancora channukkàh si aggiunge anche "'Al Ha-Nissim" in entrambe.

Chi segue la "Tzavaàh di Rabbenu Yehudàh He-Chassid" e usa non tagliare unghie, capelli e barba durante il giorno di Rosh Chodesh si adoperi per tagliarli mer 29 Kislev per l'onore di Shabbat Qodesh.

Il Molad: cade la sera di gio 30 Kislev (18 dic) alle 0.59 e 10 chalaqim

Pertanto la Birkat Ha-Levanàh:

  • Per i sefaraditi e gli ashkenaziti che attendono 7 giorni inizia: la sera dell'8 Tevet (tra gio 24 e ven 25 nov), quindi è opportuno attendere fino a Motzaè Shabbat Qodesh Vayggash per guadagnare altre due cose: pubblico & Motzaè Shabbat Qodesh.
  • E termina: la notte del 14 Kislev (tra mer 30 e gio 31 dic).

Date da ricordare (e dettagli in brevissima):

Channukkàh (25 Kislev -2 di Tevet / sera di ven 11 dic - 19 dic) - termina.
Ogni sera si accende la channukkàh o chanukiàh, per otto giorni; questa deve rimanere accesa per almeno mezz'ora dall'uscita delle stelle.

Ogni giorno non si legge tachanun, si legge l'Hallel completo con berakhàh e si legge il Sefer Toràh. Nella 'amidàh e nella Birkat Ha-Mazon si aggiunge il brano di "'Al Ha-Nissim"

10 di Tevet (27 dic 5770)

Digiuno che ricorda l'evento della cinta delle mura di Yerushalaim prima della distruzione del Bet Ha-Miqdash (O.C. 549), il digiuno inizia dall'alba all'uscita delle stelle.

Si aggiungono nella Teffilàh tachanunim e Sefer Toràh, e a Minchàh si aggiunge un'altra lettura, e e nel caso si reciti dopo l'ora di pelag ha-minchàh si recita anche la birkat Kohanim. Cfr. altre norme sulla Teffillàh dei digiuni in articoli precedenti.

Shovavim

Tutto il periodo a partire dalla parashàh di Shemot fino a quella di Mishpatim o Tezzavè a seconda degli usi, è chiamato Shovavim (TT) che è l'acronimo del nome delle Parashot in quel lasso di tempo: Shemot, Vaerà, Bo, Beshallach, Yitrò, Mishpatim (Terumàh e Tezzavè).

Queste settimane sono più indicate di altre per la Teshuvàh su polluzioni sprecate non a fine di mizwàh. Ci sono vari usi su come organizzare in queste periodi di digiuno, in particolare l'uso italiano era quello di digiunare ogni lun e gio, come testimonia Rav Eliahu Mani ז"ל nel testo Qarnot Tzaddiq.

Come ogni periodo di digiuno non obbligatorio è opportuno aumentare in tali giorni lo studio della Toràh, Teffillot e Tzedaqàh.

giovedì 12 novembre 2009

Chodesh Kislev 5770

Rosh Chodesh dura 2 giorni: nel 5770 cade il 30 Mar Cheshvan (Mar 17 nov) e il 1 Kislev (Mer 18 nov).

Non si recitano Tachanunim e si recita l'Hallel non completo, seguito da Sefer Toràh e da Mussaf; inoltre si aggiunge il brano di "Ya'alè Veyavò" nella 'amidàh e nella birkat Ha-Mazon.

Il Molad: cade mar 30 Mar Cheshvan (17 nov) alle 12.15 e 9 chalaqim

Pertanto la Birkat Ha-Levanàh:

  • Per gli ashkenaziti che attendono 3 giorni inizia: a Motzaè Shabbat Toledot
  • Per i sefaraditi e gli ashkenaziti che attendono 7 giorni inizia: la sera dell'8 Kislev (tra mar 24 e mer 25 nov)
  • E termina: la notte del 14 Kislev (tra mar 1 e mer 2 dic)

Per i sefaraditi a priori non si attende fino all'uscita di Shabbat Qodesh Vayetzè poichè è oltre il 10 del mese. Nella prima notte in cui si vede la luna dalla data indicata si reciti, anche senza minjian, per evitare il rischio di perdere la berakhàh (O.C. 426).

Date da ricordare (e dettagli in brevissima):

Channukkàh (25 Kislev -2 di Tevet / sera di ven 11 dic - 19 dic)
Ogni sera si accende la channukkàh o chanukiàh, per otto giorni; questa deve rimanere accesa per almeno mezz'ora dall'uscita delle stelle.

Ogni giorno non si legge tachanun, si legge l'Hallel completo con berakhàh e si legge il Sefer Toràh. Nella 'amidàh e nella Birkat Ha-Mazon si aggiunge il brano di "'Al Ha-Nissim"

Particolarità: abbiamo due giorni di Rosh Chodesh in mezzo a channukkàh (30 di Kislev e 1 di Tevet / gio 17 - ven 18 dic) nei quali si aggiunge nella Teffillàh anche la teffillàh di "Ya'alè Veyavò" nella 'amidàh e nella birkat Ha-Mazon e Mussaf di Rosh Chodesh.

Particolarità (2): quest'anno abbiamo due giorni di Channukkàh nei quali l'accensione deve avvenire ven prima di Shabbat Qodesh, non prima dell'ora di Pelag Ha-Minchàh, e i lumi devono essere tali da rimanere accesi fino a mezz'ora dopo l'uscita delle stelle.

mercoledì 8 luglio 2009

Norme sui Digiuni Pubblici - La Teffillàh

Nei giorni di digiuno pubblico ci sono alcune norme comuni che valgono per i tre digiuni del 17 di Tammuz, Digiuno di Ghedaliàh (3 di Tishrè) e il 10 di Tevet.

עננו ‘Anenu

Chi digiuna deve aggiungere nella ברכה berakhàh ~ benedizione dell’amidàh שומע תפילה“Shome’a Teffillàh” l’aggiunta עננו “’anenu” stampata nei siddurim. Il minhag della maggior parte dei sefaraditi è di recitarlo sia a shacharit che a minchàh, ma ad arvit l’uso è di non recitarlo, poiché il digiuno non è ancora iniziato. Ci sono però alcuni che usano, e tra loro alcuni yemeniti, recitarlo anche ad arvit poiché comunque è un giorno di digiuno. Gli ashkenaziti usano recitarlo solo a minchàh [TH7 3:6].

Il חזן chazan ~ ufficiante nella חזרה chazaràh ~ ripetizione dell’amidàh deve recitare una berakhàh di per sé, tra גואל ישראל“Goel Israel” e רפאנו “Refaenu” come stampato nei siddurim, anziché ‘anenu nella berakhàh di “Shome’a Teffillàh” come il singolo. Può dirla solo a condizione di avere almeno 6 preganti (lui compreso)[1] che abbiano intenzione di completare il digiuno; in caso contrario reciti ‘anenu come il singolo (in Shome’à Teffillàh) anche durante la chazaràh. Per questo motivo, a priori il chazan dev’essere digiunante perché altrimenti non gli è concesso recitare ‘anenu. In caso non ci sia nessun altro che sia in grado di essere chazan si dica la chazaràh senza ‘anenu ]princ. TH7 3:12-14, cfr. note].

Colui che deve recitare parola per parola la amidàh con la chazaràh del chazan (per esempio se è arrivato in ritardo) non ha il permesso di recitare la berakhàh aggiunta di ‘anenu, ma dovrà stare zitto in quel momento. Dovrà inoltre dire ‘anenu in “Shome’a Teffillàh”, nonostante a causa di questo ritardi e non riesca a dire con il chazan מודים“Modim”. In ogni caso quando sente “modim” ci si pieghi un pochino, tranne nel caso in cui si trovi all’inizio o alla fine di una berakhàh [TH7 3:11].

תחנונים Tachanunim

Nella Teffillàh si usa aggiungere dei tachanunim particolari (di solito presenti verso il fondo del siddur), dopo la Amidàh di shacharit. Inoltre il 10 di Tevet e il 17 di Tammuz si aggiunge il מזמור mizmor ~ salmo 83 שיר מזמור לאסף “Shir Mizmor leAssaf” dopo il mizmor quotidiano (, per i sefaraditi prima di Hoshi’enu).
Chi fa teffillàh ביחיד beyachid ~ da solo (senza minjian) deve sapere che può fare i tachanunim, ma in modo particolare. Il primo ויעבור “Vay’avor” (quello presente tutti i giorni) può essere letto solo se si legge con i טעמיםta’amim, che sono le melodie legate alle parole. I successivi invece, beyachid non si leggono, ma si interrompe prima, appena lette le parole שהודעת לעניו מקדם “shehod’ata le’anav miqedem”.[2]

ברכת כהנים Birkat Cohanim

I cohanim eseguono la birkat cohanim sia a Shacharit che a Minchàh, con la condizione che quest’ultima venga fatta, a priori, almeno dopo פלג המנחה pelag haminchàh (un ora e un quarto zemanit prima dell’uscita delle stelle). In un posto dove usano che i cohanim eseguano la birkat cohanim a Minchàh prima di quest’ora c’è da ammonirli, e sistemare il minhag secondo la regola, in modo che venga fissato dopo pelag haminchàh [TH7 3:2, vedi in loco fonti e approfondimenti su casi particolari a posteriori].

Inoltre se si prega minchàh prima di pelag haminchàh nella chazaràh il chazan non sostituisce la birkat cohanim con “Elokenu veElokè Avotenu barechenu etc.”. Ci sono alcuni ashkenaziti che hanno invece il minhag di recitare, nel caso si trovino prima di pelag haminchàh, “Elokenu veElokè Avotenu barechenu etc.” senza birkat Cohanim ]TH7 3:3[.

Un cohen che non digiuna non può eseguire la birkat cohanim a minchàh, poiché questa è dipendente solo dal digiuno. In caso ci siano cohanim che la eseguono, esca quindi dal bet hakenesseth [TH7 3:4].

Se si è superato il tramonto con la chazaràh, è comunque possibile eseguire la birkat cohanim. Se si è superata l’uscita delle stelle non è però possibile [TH7 3:5].

ספר תורה Sefer Toràh [TH7 cap. 4]

Durante giorni di digiuno pubblico salgono 3 persone a leggere nel Sefer Toràh ויחל “Vajchàl” come stampato nei siddurim ( כי תשאShemot 32:11-14; 34:1-10). Solo chi è a digiuno può salire al sefer, e sono necessari almeno 6 digiunanti nel minjian per estrarre il sefer dall’Aron haqqodesh, sia per shacharit che minchàh. E’ bene stare attenti che anche colui che legge sia a digiuno.


[1] Nel caso invece di un digiuno nella quale il pubblico digiuna, ma non appartiene ai 4 digiuni pubblici, è necessario avere almeno 10 digiunanti. Così è l’opinione del TH7 per risolvere un’apparente contraddizione nelle parole di Maran; a causa di questa c’è chi sostiene che anche nei 4 digiuni pubblici siano necessari 10 digiunanti.
[2] Fin qui secondo la prima opinione riportata nel [BIC Ki Tissàh 1,9], e così compresa dal OL2 . Il BIC aggiunge che il suo uso a quel punto era di continuare nella lettura mentale fino al termine del “Vay’avor”. Riporta inoltre che c’è chi ritiene che sia bene leggere al posto di questi “Vay’avor” la traduzione in aramaico di Onqelos, trovabile nel chumash seguito da una particolare teffillàh. Per completezza ne riporto qui il testo
(traduzione di Onqelos)ואעבר ה' שכנתיה על אפוהי, וקרא ה' ה' אלהא רחמנא וחננא, מרחיק רגז, ומסגי למעבד טבוון וקשוט, נטר טיבו לאלי דרין, שביק לעווין ולמרוד ולחובין, סלח לדתייבין לאוריתיה
(Teffillàh) אנא ה' אל חי תספיק לנו שפע אור וברכה חן וחסד ורחמים ואומץ, נא ה' אל פודה, עטרנו שמחנו

martedì 7 luglio 2009

Norme sui Digiuni Pubblici - Chi e Quando

Per i tre digiuni pubblici del 17 di Tammuz, Digiuno di Ghedaliàh (3 di Tishrè) e del 10 di Tevet valgono norme comuni; in questa prima parte verranno trattate le norme generali di questi digiuni pubblici.

Chi deve digiunare?
  • Tutti sono obbligati a digiunare nei giorni di digiuno pubblico dall’età in cui si è obbligati a rispettare le mizwot (13 per gli uomini e 12 per le donne). Questo obbligo comprende anche lavoratori, insegnanti e Talmidè Chakhamim, nonostante ciò li possa infastidire nel loro impegno quotidiano [TH7 1,3].
  • In breve una piccola lista degli esenti da questi digiuni secondo il TH7 [capitolo 2]:
    o [1] I minori dell’età dell’obbligo all’osservanza delle mizwot (13 anni per i ragazzi, 12 per le ragazze).
    o [2] Le donne incinte e le allattanti. Una donna è considerata incinta se sono passati 3 mesi dall’inizio della gravidanza. In caso di forte debolezza è esente anche prima di questo periodo, in particolare se sono passati i primi 40 giorni dall’inizio della gravidanza. E’ invece considerata allattante nei 24 mesi successivi la nascita del bambino, anche se ha interrotto l’allattamento. In ogni caso per queste categorie (spiegate in questo punto), se possono, è bene che mangino solo ciò che gli è strettamente necessario.
    o [3] Un malato, anche se non in pericolo di vita a causa della sua malattia, ma non riesce ad uscire di casa data la sua malattia. Eventualmente anche una persona che si è ripresa dalla malattia, ma è ancora debole è possibile sia esente.
    o [4] Un anziano debole, nonostante sembri sano.
  • Sono inclusi nell’obbligo di digiunare:
    o [5] uno sposo ed una sposa durante i primi 7 giorni del matrimonio.
    o [5] i בעלי ברית ba’ale berit ~ “padroni” del berit-milàh, tali il מוהל mohel (colui che effettua la milàh), il סנדק sandaq (colui che tiene il bambino durante la milàh) e il padre del bambino (per la madre vedi sezione esenti .2).
  • [6] il padre del bambino nel giorno del פדיון הבן pidjion haben (riscatto del primogenito maschio).
  • Queste ultime categorie possono interrompere il digiuno dopo חצות chatzot hayom ~ metà delle ore di luce nel caso in cui il digiuno sia דחוי dachui ~ spostato. Ciò è valido per tutti i digiuni di questa categoria (cioè esclusi Yom Hakippurim e il 9 di Av) tranne il 10 di Tevet perchè non può mai essere dachui [TH7 2, 5].


Periodo del digiuno
Il tempo del digiuno è dall’alba fino all’uscita delle stelle [TH7 1, 4].

Nel caso ci si svegli prima dell’alba si ha il permesso di mangiare, dopo aver dormito la notte, solo se ha esplicitato una condizione entro la sera precedente di voler mangiare prima dell’alba qualora se ne presenti l’occasione. Sotto tale condizione può mangiare e bere, altrimenti gli è vietato. In ciò sono facilitanti gli ashkenaziti che permettono di bere dell’acqua fino all’alba anche senza la condizione, per chi sia solito farlo comunemente [TH7 1,5].

Scordato il digiuno – Che fare?
Una persona che si fosse scordata del digiuno ed avesse mangiato, non gli è concesso continuare a mangiare, ma deve completare il digiuno.

Me’iqqar hadin ~ secondo la regola stretta non è necessario digiunare un altro giorno al posto di questo interrotto, a meno che non voglia farlo per sistemare il danno fatto avendo interrotto il digiuno. E se il digiuno che vuole fare può disturbare il suo studio di Toràh, non è bene che digiuni, ma espii la sua colpa dando צדקה tzedakàh (non voglio tradurlo come elemosina perché sarebbe errato oltre che limitativo) e aumenti lo studio della Toràh Haqqedoshàh [TH7 1,15].

Nel caso abbia mangiato una quantità maggiore di kezait (27 grammi circa), nonostante debba completare non può aggiungere “‘Anenù” nell’amidàh. Nel caso abbia mangiato una quantità minore, gli è permesso [TH7 1,16[.
Nel caso abbia recitato unaברכה berakhàh ~ benedizione su un cibo, e si è subito ricordato che è giorno di digiuno, assaggi una piccolissima parte del cibo affinché la sua berakhàh non sia stata recitata invano, poiché la punizione della recitazione di una berakhàh invano è maggiore di quella di una persona che mangia in un giorno di digiuno pubblico. Chiaramente non può proseguire nel suo “pasto”dopo l’assaggio. [TH7 1,17].

Altre note

  • In questi digiuno è possibile lavarsi, ungersi, indossare scarpe di pelle e avere rapporti coniugali. Lavarsi con l’acqua calda מעקר הדין me’iqqar hadin ~ in base alla stretta regola è permesso; in ogni caso ci sono alcuni ashkenaziti che sono più rigorosi in ciò nei digiuni pubblici [TH7 1, 6].
  • E’ bene essere rigorosi e non lavarsi la bocca con l’acqua durante i digiuni pubblici. In ogni caso, per chi è abituato a farlo tutti i giorni, e il non farlo lo infastidisce molto, è possibile facilitare, a patto che non inserisca in bocca più di un revi’it (88cc: poco meno di metà di un bicchiere di plastica standard) di acqua alla volta e non senza ingoiare nulla. La stessa cosa vale riguardo il lavarsi i denti [TH7 1,11].
  • Le pastiglie contro il mal di testa o altro, sono permesse per un digiunante a condizione che non abbiano sapore e si riescano ad ingoiare senza acqua. Se invece devono essere masticate o hanno sapore c’è da essere maggiormente rigorosi. Ma se sono necessarie per la cura di una malattia relativa ad un organo interno c’è da facilitare [TH7 1,13].
  • E’ vietato masticare un chewing-gum durante i giorni di digiuno pubblico. [TH7 1,12 - cfr approfondimenti ivi].
  • E’ permesso me’iqqar hadin fumare sigarette. In ogni caso sarebbe bene evitare di fumare durante tutto l’anno poiché è riconosciuto dalla maggior parte di grandi autorità nel campo della medicina che il fumo nuoce gravemente alla salute, e può portare a gravi conseguenze (lo ‘alenu); non fumando si compie quindi il precetto di “state molto attenti alle vostre anime” (N.d.T. che comprende la cura del corpo nel limite di non danneggiarlo) [TH7 1,14]

lunedì 6 luglio 2009

Il Digiuno del 17 di Tammuz - Introduzione

In massechet ראש השנה Rosh Hashanàh (18b) da un versetto in Zechariàh (5,19) i חכמים chakhamim ~ saggi imparano quali sono le date di alcuni digiuni pubblici; seguendo l’ordine nel versetto: il 17 di Tammuz, il 9 di Av, il 3 di Tishrè (Tzom Ghedaliàh) e il 10 di Tevet. Questi sono digiuni pubblici per tutto il popolo ebraico a causa delle disgrazie accadute in quei giorni. Tra poco avremo il 17 di Tammuz - ma perché digiuniamo?

מעשים Ma’asim del 17 di Tammuz
La mishnàh in massechet תענית Ta’anit (26) dice che cinque מעשים ma’asim ~ eventi sono accaduti ai nostri padri durante il 17 di Tammuz ed inizia ad enumerarli:
(1) sono state rotte le לוחות luchot ha-Berit ~ le cosiddette tavole della legge, (la cui traduzione più letterale è tavole del Patto)
(2) è stato interrotto il sacrificio del Qorban Hatamid, sacrificio quotidiano portato nel Bet Ha-Miqdash
(3) è stata cinta d’assedio la città (di Yerushalaim תובב"א),
(4) Apostomos Harash’à ha arso un sefer Toràh, ed
(5) è stato inserito un idolo nell’Hechal, zona tra le più qedoshot del Bet Ha-Miqdash תובב"א.

Ogni singolo tra questi eventi meriterebbe un approfondimento a sé, che sarebbe lungo affrontare in questa sede[4].
Ciò su cui mi vorrei soffermare è una breve domanda sulla mishnàh. In questa non si parla di cause del digiuno, ma tratta di ma’asim. Perché? Qual è la differenza? Proviamo a capirlo attraverso il ragionamento sul primo: la distruzione delle luchot.
Su questo argomento ho sentito una volta una tesi, che consisteva nel voler dimostrare che il חטא chet ~ peccato (involontario) commesso da Moshèh Rabbenu ע"ה fosse proprio questo, la rottura delle luchot habberit. Questa tesi, come molte altre che si sentono effettuate senza approfondimento su testi di תורה שבעל פה Toràh Sheba’al Peh studiati in base ai strumenti e indicazioni di studio fornite dai chakhamim ז"ל[5], non solo è errata, ma lo è in modo eccezionale. Troviamo, infatti, esplicitamente in massechet Shabbat 87a che 3 questioni Moshèh Rabbenu ע"ה ha agito in base al proprio דעת da’at[6], alla propria iniziativa e logica, basandosi su deduzioni dalle regole della Toràh Ha-Qedoshàh, e HQB”H IS”L è stato d’accordo con Moshèh Rabbenu ע"ה.
Una di queste è appunto l’aver distrutto le luchot, pertanto non può essere considerata una colpa, anzi nella ghemarà stessa viene considerata un alto merito (HQB”H IS”L dice a Moshèh Rabbenu ע"ה ‘יישר כחך’ ‘Yeshar Kochakhà’[7] per ‘complimentarsi’ dell’azione effettuata).

A questo punto il punto di partenza risulta essere ancora meno chiaro di prima. Perché tra i ma’asim avvenuti nel giorno di digiuno del 17 di Tammuz, chiaramente legati alle cause del digiuno, ne troviamo uno che non è assolutamente un peccato, anzi è un merito?

In massechet Tamid 32 a si raccontano le diverse domande poste da Alessandro il Macedone ai זקני הנגב Ziqnè Haneghev ~ i saggi[8] del Neghev. Tra queste troviamo "chi è il חכם chakham ~ saggio?", e gli viene risposto " הרואה את הנולד Haroèh et Hanolad ~ n.l. colui che vede ciò che (sta per) nasce(re)". Ciò che intendono i chakhamim è evidente che non è riferito all’ostetrico, ma a chi vede le conseguenze di ciò che viene fatto, delle proprie azioni in particolare. Questa è anche la chiave di lettura della mishnàh di Ta’anit, ma al contrario.
Dobbiamo riflettere non tanto sui ma’asim (e mi riferisco a tutti e cinque), quanto a cosa ha causato questi ma’asim, le nostre azioni quindi.
Nel caso particolare della rottura delle luchot habberit la causa dovrebbe essere risaputa da tutti; Moshèh Rabbenu ע"ה le distrugge quando vede l’ עגל הזהב ‘Eghel Hazahav ~ vitello d’oro, uno dei peccati per eccellenza. Quello che ci vuole dire la mishnàh è che i fatti, gli eventi, in sé non hanno particolare utilità, poiché nel tempo potrebbe venire dimenticato persino se tale fatto avesse accezione negativa o positiva. In sé i fatti servono per essere utilizzati come indici delle nostre azioni, per capirne effettivamente le conseguenze.

Cosa possiamo imparare dal contenuto globale della mishnàh per i nostri giorni dovrebbe essere oramai chiaro, ma perché questo messaggio viene fornito in particolare per il digiuno del 17 di Tammuz?

Perché anche nel digiuno stesso si applica una logica simile. E’ risaputo che scopo del digiuno non è il digiuno stesso (nonostante sia comunque intoccabile e obbligatorio per tutte le categorie di cui parleremo in seguito בס"ד); il digiuno è solo l’evento. Lo scopo del digiuno è cercare di analizzare se stessi al fine di correggere i propri errori, in particolare sotto l’aspetto dell’' עבודתAvodat ~ il servizio di Hashem Itbarach. L’‘Avodat Hashem Itbarach non include (come molti sono spesso portati a pensare) solo un corretto rapporto nei confronti di HQB”H IS”L, ma anche quello verso gli altri, e soprattutto verso se stessi, cosa che spesso siamo soliti tralasciare completamente. Quest’ultimo, il rapporto verso se stessi, è effettuabile in vari modi, trattato da testi di Mussar come ארחות צדיקים Orchot Tzaddiqim,מסילת ישרים Messilat Yesharim di Rabbenu Moshè Chajim Luzzato הרמח"ל ז"ל, Sefer Hayashar ספר הישר e simili, il cui studio è sancito come obbligatorio dai poseqim per almeno (cito una delle opinioni più facilitanti) 10 minuti al giorno.

Almeno 10 minuti al giorno per la cura della propria persona[9].


Fonti principali: Shulchan Aruch Orach Chajim = OC; Mishnàh Beruràh =MB; Torat Hamo’adim =TH (7 se volume su Digiuni); Ben Ish Chai = BIC (anno 1).
[4] Per affrontare il tema in modo rapido consiglio la nota 2 in TH7 1:2. Per i riferimenti al talmud principalmente ta’anit 28b-29a dopo aver affrontato la mishnàh citata.
[5] Con questo non intendo assolutamente dire che personalmente sia arrivato a questo livello, ma la critica sta nel cercare di approfondire su testi scritti da Talmidè Chakhamim degni di questo nome, e non da chi non ha approfondito che secondo la propria logica, che essendo solo umana è per definizione limitata – cfr. מהרש"א, עין יוסף su Tamid 32.
[6] Ho preferito lasciare la traduzione del testo più vicina al testo, almeno per chi intende in cosa consiste il da’at. Consigliato in merito il testo פרקי קנין הדעתil cui autore ha voluto essere anonimo. La ‘spiegazione’ proposta, anche se un po’ impropria, si avvicina lontanamente al concetto, ma mi sembra possa rendere parte dell’idea in breve.
[7] Tipo חזק וברוך Chazzaq uvaruch; la traduzione letterale sarebbe qualcosa di simile a “è retta la tua forza”.
[8] Ho tradotto Zaqen come saggio e non come anziano, poiché il termine anziano attualmente viene principalmente usato per indicare una questione d’età, mentre in ebraico l’utilizzo del termineזקן indica זה קנה (חכמה)colui che ha acquistato saggezza [cfr Qiddushin 32b]
[9] Chi non avesse la possibilità di trovare tali testi in versione cartacea, può ordinarli via internet, trovabili anche in traduzione in diverse lingue tra cui l’inglese. In lingua originale sono trovabili tranquillamente su internet, e se vi è difficile passare 10 minuti a leggere davanti al pc è possibile stamparli.
Vi indico qualche link tra i primi che ho trovato su Google:
Messilat Yesharim: http://www.shechem.org/torah/mesyesh/hindex.htm
Orchot Zaddiqim: http://www.daat.ac.il/daat/mahshevt/orhot/pirkey-2.htm
Il Sefer Hayashar non l'ho trovato, perchè quelli presenti si riferiscono all'omonimo testo sulla Toràh scritta o su testi di Halakhàh di Rabbenu Tam ז"ל, se qualcuno dovesse trovarlo è pregato di segnalarlo.